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  La dieta mediterranea non riduce il rischio di demenza La dieta mediterranea non è collegata a una riduzione del rischio di andare incontro a demenza. È quanto osserva uno studio pubblicato da Neurology e guidato da Isabelle Glans, della Lund University, in Svezia. Per la ricerca, il team ha identificato 28mila persone residenti nel Paese scandinavo. I partecipanti avevano un’età media di 58 anni, non presentavano demenza all’inizio dello studio e sono stati seguiti per un periodo di venti anni, durante il quale dovevano compilare un diario sui cibi consumati in sette giorni e sottoporsi a un’intervista. Alla fine dello studio, 1.943 persone, il 6,9%, hanno ricevuto una diagnosi di demenza, inclusa malattia di Alzheimer e demenza legata a problemi vascolari. Dopo aver aggiustato il dato in base a sesso, età e livello di istruzione, rispetto alla riduzione del rischio di demenza, i ricercatori svedesi non hanno evidenziato un collegamento fra patologia neurodegenerativa e dieta, n...
  Istituto superiore di sanità: cuore a rischio per 4 italiani su 10 Gli italiani sono attenti al consumo di sale, ma 4 su 10 presentano più fattori di rischio cardiovascolare con colesterolo e pressione troppo alta. E ad incidere ancora di più è l’eccesso di peso e la sedentarietà. Oltre la metà degli intervistati in una indagine condotta dall’ Istituto superiore di sanità (Iss), pubblicata sul sito Epicentro dell’Istituto, presta attenzione alla quantità di sale assunta a tavola, nella preparazione dei cibi e nel consumo di quelli conservati. Quasi otto persone su dieci (76%), inoltre, scelgono di usare il sale iodato. Quanto al rischio cardiovascolare, legato anche al consumo di sale nell’alimentazione, il 41% del campione presenta almeno tre fattori di rischio cardiovascolare e appena il 2% risulta libero dall’esposizione a condizioni di rischio note. Sono questi, in sintesi, i principali risultati della sorveglianza Passi nel biennio 2020-2021. Aumenta la consapevolezza sull’i...
  Togliere le uova dalla dieta mediterranea migliora il valore del colesterolo LDL? L’adozione di un piano alimentare dietetico di tipo mediterraneo senza uova intere ha migliorato i parametri lipidici associati a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari, secondo uno studio pubblicato su Nutrition Research. “La dieta mediterranea riduce le lipoproteine ​​aterogene e il rischio di malattie cardiovascolari. Abbiamo testato l’ipotesi che il consumo giornaliero di uova intere in una dieta mediterranea potesse migliorare il metabolismo lipidico rispetto a una dieta americana di controllo e a una dieta mediterranea senza uova intere”. I ricercatori hanno studiato 39 individui obesi o in sovrappeso valutando tre diete, ovvero una dieta americana media (AAD) di controllo, una dieta mediterranea senza uova intere (MED-E) e una dieta mediterranea con aggiunta di uova intere (MED+E). Ogni partecipante ha seguito ogni dieta per quattro settimane seguite da un periodo di washout di almeno...
Alimentazione: zuccheri fanno ingrassare alterando il microbiota. Lo studio sui topi Non è soltanto per l’elevato apporto calorico che una dieta ricca di zuccheri e grassi fa ingrassare e favorisce lo sviluppo di diabete. Uno studio coordinato dalla Columbia University di New York e pubblicato sulla rivista  Cell  mostra infatti che una delle conseguenze della dieta tipicamente occidentale sia l’alterazione del microbiota e, attraverso questo, di alcune molecole immunitarie che esercitano un’azione protettiva sul metabolismo. Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno condotto esperimenti su topi da laboratorio, sottoposti per quasi un mese a una dieta ad alto contenuto di zuccheri e grassi. Senza troppe sorprese, i ricercatori hanno scoperto che questa dieta faceva ingrassare gli animali facendo insorgere alterazioni del metabolismo. Studiando i meccanismi attivati dalla dieta, il team ha scoperto che nei topi si osservava un cambiamento del microbiota, con la ridu...
  Artrite reumatoide: la sua gestione con alimenti antinfiammatori   Una revisione sistematica è stata condotta da un team di scienziati al fine di esplorare l’effetto degli interventi dietetici, con o senza integrazione di omega-3, per la gestione dell’artrite reumatoide (AR). Gli autori hanno incluso 20 studi per un totale di 1.063 partecipanti affetti dalla patologia cronica autoimmune. Secondo i risultati dell’analisi, resi noti su “Nutrients” nel 2021, gli esiti più frequentemente riportati erano il dolore, la durata della rigidità articolare mattutina, l’infiammazione articolare, la forza della presa e i marker di infiammazione. È stato evidenziato che diete a base di alimenti antinfiammatori potrebbero essere un modo efficace di apportare miglioramenti in alcuni parametri in adulti affetti da AR alla ricerca di trattamenti complementari. Tuttavia, sono necessari studi di più lunga durata, ben progettati per indagare riguardo l’influenza della dieta sulla patologia. Font...
  Diabete: con la giusta alimentazione si previene il rischio Una dieta con diverse componenti benefiche, ispirata alla Dieta Mediterranea, attraverso la riduzione del grasso che si potrebbe accumulare in maniera anomala nel pancreas, ne migliora la capacità di produrre insulina. Di conseguenza, questi effetti potrebbero ridurre il rischio di sviluppare il diabete nella popolazione sana e ne potrebbero ritardare il peggioramento nelle persone che ne sono già affette. Sono i risultati pubblicati su  Diabetes Care  dall’Unità di Diabete, Nutrizione e Metabolismo della Università Federico II di Napoli, in collaborazione con l’IRCSS Synlab SDN e l’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR di Napoli. La ricerca ha dimostrato con uno studio di intervento controllato che una dieta con diverse componenti benefiche, ispirata alla Dieta Mediterranea, ma facilmente attuabile anche in altre aree geografiche, riesce, in soli 2 mesi, a ridurre significativamente il grasso accumula...
  L’obesità aumenta il rischio di ipertensione Sia l’obesità metabolicamente sana che quella malsana hanno aumentato il rischio di incidenza di ipertensione. Questo è quanto riferisce uno studio pubblicato su BMC Cardiovascular Disorders, nel quale si specifica anche che l’aumento di rischio dettato dal fenotipo metabolicamente malsano è comunque maggiore. “Sebbene l’obesità aumenti il ​​rischio di ipertensione, l’effetto dell’obesità in base allo stato metabolico sull’incidenza dell’ipertensione non è noto. Per questo abbiamo voluto indagare sull’associazione tra fenotipi di obesità tra cui l’obesità metabolicamente malsana (MUO) e l’obesità metabolicamente sana (MHO) e il rischio di incidenza di ipertensione” spiegano gli autori. Gli esperti hanno condotto uno studio di coorte prospettico su 6.747 adulti di età compresa tra 35 e 65 anni arruolati allo studio Ravansar sulle malattie non trasmissibili. L’obesità è stata definita come indice di massa corporea superiore a 30 kg/m 2 ,...