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  Artrite reumatoide: la sua gestione con alimenti antinfiammatori   Una revisione sistematica è stata condotta da un team di scienziati al fine di esplorare l’effetto degli interventi dietetici, con o senza integrazione di omega-3, per la gestione dell’artrite reumatoide (AR). Gli autori hanno incluso 20 studi per un totale di 1.063 partecipanti affetti dalla patologia cronica autoimmune. Secondo i risultati dell’analisi, resi noti su “Nutrients” nel 2021, gli esiti più frequentemente riportati erano il dolore, la durata della rigidità articolare mattutina, l’infiammazione articolare, la forza della presa e i marker di infiammazione. È stato evidenziato che diete a base di alimenti antinfiammatori potrebbero essere un modo efficace di apportare miglioramenti in alcuni parametri in adulti affetti da AR alla ricerca di trattamenti complementari. Tuttavia, sono necessari studi di più lunga durata, ben progettati per indagare riguardo l’influenza della dieta sulla patologia. Font...
  Diabete: con la giusta alimentazione si previene il rischio Una dieta con diverse componenti benefiche, ispirata alla Dieta Mediterranea, attraverso la riduzione del grasso che si potrebbe accumulare in maniera anomala nel pancreas, ne migliora la capacità di produrre insulina. Di conseguenza, questi effetti potrebbero ridurre il rischio di sviluppare il diabete nella popolazione sana e ne potrebbero ritardare il peggioramento nelle persone che ne sono già affette. Sono i risultati pubblicati su  Diabetes Care  dall’Unità di Diabete, Nutrizione e Metabolismo della Università Federico II di Napoli, in collaborazione con l’IRCSS Synlab SDN e l’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR di Napoli. La ricerca ha dimostrato con uno studio di intervento controllato che una dieta con diverse componenti benefiche, ispirata alla Dieta Mediterranea, ma facilmente attuabile anche in altre aree geografiche, riesce, in soli 2 mesi, a ridurre significativamente il grasso accumula...
  L’obesità aumenta il rischio di ipertensione Sia l’obesità metabolicamente sana che quella malsana hanno aumentato il rischio di incidenza di ipertensione. Questo è quanto riferisce uno studio pubblicato su BMC Cardiovascular Disorders, nel quale si specifica anche che l’aumento di rischio dettato dal fenotipo metabolicamente malsano è comunque maggiore. “Sebbene l’obesità aumenti il ​​rischio di ipertensione, l’effetto dell’obesità in base allo stato metabolico sull’incidenza dell’ipertensione non è noto. Per questo abbiamo voluto indagare sull’associazione tra fenotipi di obesità tra cui l’obesità metabolicamente malsana (MUO) e l’obesità metabolicamente sana (MHO) e il rischio di incidenza di ipertensione” spiegano gli autori. Gli esperti hanno condotto uno studio di coorte prospettico su 6.747 adulti di età compresa tra 35 e 65 anni arruolati allo studio Ravansar sulle malattie non trasmissibili. L’obesità è stata definita come indice di massa corporea superiore a 30 kg/m 2 ,...
  Saper cucinare sano fa bene anche alla salute mentale   Essere sicuri in cucina, saper cucinare in modo sano, non fa solo bene alle papille gustative: è positivo anche per la salute mentale. Lo evidenzia una ricerca della Edith Cowan University, pubblicata su  Frontiers in Nutrition.  In totale, 657 partecipanti hanno seguito un corso di cucina salutare di sette settimane. I ricercatori hanno misurato l’effetto del programma sulla fiducia in cucina e sulla salute mentale auto-percepita dei partecipanti, nonché sulla loro soddisfazione generale riguardo ai comportamenti culinari e legati alla dieta. Gli studiosi hanno scoperto che coloro che hanno partecipato al programma hanno visto miglioramenti significativi in termini di salute generale, salute mentale e vitalità soggettiva subito dopo il programma, una conduzione che è rimasta sei mesi dopo il completamento del corso. Sono stati anche segnalati miglioramenti nella sicurezza in cucina, nella capacità di cambiare...
  Tumori: +13% rischio per chi usa dolcificanti artificiali    Il consumo di di dolcificanti artificiali è associato a un aumento del rischio di cancro del 13%, secondo uno studio coordinato dalla Université Sorbonne Paris Nord e pubblicato su  Plos Medicine . Lo studio, denominato NutriNet-Santé, ha coinvolto oltre 100 mila persone che dal 2009 rispondono periodicamente a un questionario molto dettagliato sullo stato di salute e gli stili di vita, compresa l’alimentazione. La puntualità dei quesiti (con indicazioni anche sui marchi dei prodotti consumati e le relative porzioni) ha consentito oggi ai ricercatori di mettere in relazione i livelli di consumi di dolcificanti e il rischio di cancro. In particolare, lo studio ha rilevato che il consumo di dolcificanti artificiali aumenta del 13% il rischio di tumori; il rischio è leggermente più elevato (+15%) per chi consuma prevalentemente aspartame. L’aumento di rischio riguarda soprattutto il tumore al seno, che per q...
  Avocado ‘salva-cuore’: bastano 2 porzioni a settimana Mangiare avocado due volte a settimana ha degli effetti benefici per il cuore. A rivelarlo è uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association. Due porzioni di questo frutto in sette giorni, dove una porzione in media è di 50 grammi pari a circa un quarto di frutto senza nocciolo, e sostituire a grassi come burro e margarina, carne o come wurstel e bacon i grassi dell’avocado riduce ancora di più il rischio cardiovascolare, il rischio di ictus e il quello di malattia delle coronarie (le arterie che ossigenano il cuore). Il lavoro è il primo a dimostrare un legame tra consumo di avocado e ridotto rischio di eventi come l’ictus e l’infarto. Lo studio è stato condotto presso la Harvard University di Boston e ha coinvolto 68.780 donne di età compresa tra 30 e 55 anni e 41.700 maschi di età compresa tra 45 e 75 anni. Il campione è stato monitorato nell’arco di ben 30 anni. Gli epidemiologi hanno registrato 5.290 i...
  Metà dei minori al mondo beve energy drinks ogni settimana   Circa metà dei minori di tutto il mondo consuma bevande energetiche ogni settimana. Il consumo varia da una volta a settimana fino a 5 o più volte, ed è tanto più alto quanto peggiore è il livello di salute mentale e fisica del giovane. A suggerirlo è una ricerca pubblicata su BMJ Open, che ha preso in esame diversi studi pubblicati tra il 2013 e il 2021. I dati contenuti negli studi indicano un consumo di energy drink che oscilla tra il 13% e il 67% dei bambini e ragazzi di età inferiore a 18 anni. Secondo lo studio, le bevande energetiche in genere sono utilizzate per migliorare la concentrazione e aumentare l’energia. “Una bevanda energetica media da 250 ml contiene una quantità di caffeina simile a un espresso da 60 ml. Molte di queste bevande contengono anche altri principi attivi stimolanti – come guaranà e taurina – e zucchero, ed i giovani “consumatori” spesso non sono a conoscenza degli ingredienti che com...