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  La dieta mediterranea contro l’osteartrosi La dieta mediterranea è conosciuta in tutto il mondo per essere sana e sostenibile: include un elevato consumo di frutta e verdura, legumi, frutta secca e cereali; una maggiore assunzione di pesce e frutti di mare, un consumo moderato di latticini, pollame e uova e l’assunzione, frequente ma moderata, di vino rosso e olio di oliva. Come dimostrato dalle evidenze scientifiche, contrasta il rischio di insorgenza di importanti patologie croniche come diabete, ipertensione arteriosa ed obesità, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e di alcuni tipi di cancro e apporta un miglioramento alla salute cognitiva. Quattro ricercatori spagnoli hanno condotto una revisione sistematica, pubblicata nel 2018 sulla rivista “Nutrients”, con l’obiettivo di indagare la correlazione tra la dieta mediterranea e una patologia cronica in rapida crescita: l’osteoartrosi (OA). A tale scopo, gli studiosi hanno esaminato due studi cross sectional, e uno stu...
  Sport: allarme esperti su rischi integratori per il cuore Gli integratori per lo sport, anche quelli che sembrano più innocui, possono mettere in serio pericolo il cuore. È il messaggio contenuto in un documento redatto da esperti della European Association of Preventive Cardiology e pubblicato su  European Journal of Preventive Cardiology .  “Sebbene migliori le prestazioni, in particolare la capacità aerobica negli atleti di resistenza, il suo abuso può portare a un aumento del battito cardiaco (tachicardia), disturbi del ritmo cardiaco (aritmie), pressione alta e, in alcuni casi, morte cardiaca improvvisa”. Questi effetti sono ancora più accentuati nel caso degli energy drink, in cui un’alta concentrazione di caffeina è associata all’effetto di altre sostanze. Effetti sul cuore possono derivare anche da alcuni principi attivi naturali come il guaranà o il ginseng. Meno chiare invece le ricadute di sostanze molto diffuse come la creatina o la beta-alanina. “Gli atleti...
  Gli omega-3 nei pazienti in dialisi aiutano a controllare i livelli di trigliceridi, LDL e indice di infiammazione Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Nutrition, nei pazienti in dialisi l’integrazione di acidi grassi omega-3 è correlata a una riduzione della livelli sierici di trigliceridi, LDL e indice di infiammazione, con poche reazioni avverse, e può quindi essere un’utile terapia nutrizionale per i pazienti in dialisi. I ricercatori hanno portato avanti una ricerca sistematica nella letteratura, identificando 49 studi pubblicati. La sintesi dei dati ha mostrato che, rispetto al gruppo di controllo, il gruppo che ha ricevuto l’integrazione di omega-3 ha avuto livelli sierici di trigliceridi (TG) significativamente ridotti, livelli di proteina C-reattiva (CRP) e TNF-alfa ridotti, livelli di emoglobina aumentati, livelli di fosforo sierico ridotti, aumento dei livelli di PTH e, in una certa misura, aumento delle reazioni avverse gastrointestinal...
Dieta DASH e mediterranea allontanano il rischio di pre-ipertensione Centro Dietologia Nutrizione   Secondo uno studio pubblicato su Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases, l’aderenza all’approccio dietetico per fermare l’ipertensione (DASH) e alla dieta mediterranea è inversamente associata alle probabilità di soffrire di pre-ipertensione. “L’ipertensione è tra i principali fattori di rischio per eventi cardiovascolari. Lo studio di un gruppo iraniano ha cercato di esaminare l’associazione dell’aderenza alla dieta DASH e ai modelli dietetici mediterranei con la distribuzione della pressione sanguigna e la prevalenza della pre-ipertensione. I ricercatori hanno condotto la ricerca su 1.363 adulti non ipertesi. L’aderenza alle diete DASH e mediterranea è stata calcolata utilizzando un questionario semiquantitativo sulla frequenza del cibo. I partecipanti con la più alta aderenza al modello dietetico DASH, rispetto a quelli con l’aderenza più bassa, avevano una pressione ...
Dieta chetogenica contro Food addiction e Binge eating La dieta chetogenica, che prevede un bassissimo contenuto in carboidrati e zuccheri, come potenziale trattamento per i sintomi di dipendenza da cibo (Food addiction) e per il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge eating).   Lo studio ha valutato l’efficacia di un protocollo chetogenico a basso contenuto calorico di 5-7 settimane, seguito da una dieta ipocalorica non chetogenica in un gruppo di donne in sovrappeso o obese con sintomi di dipendenza da cibo o da disturbo da alimentazione incontrollata. Alla fine del periodo nessuna partecipante ha riportato diagnosi per le due patologie, ed hanno perso dal 7,3% al 12,8% del peso iniziale, senza cambiamenti significativi della massa muscolare. La dieta chetogenica è utilizzata per il trattamento dell’epilessia refrattaria, per il diabete di tipo 2 e per altre condizioni legate a una disregolazione del metabolismo glucidico; tuttavia, il suo impiego per il trattamento di di...
  Oltre 10 anni di vita in più portando a tavola cibi sani Adottando una dieta corretta ricca di legumi, cereali integrali, frutta secca e povera di carni rosse e molto lavorate (come wurstel o hamburger) si possono guadagnare più di dieci anni di vita. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Medicine e condotto da Lars Fadnes dell’Università di Bergen in Norvegia che ha sviluppato un calcolatore per stimare quanti anni in più di vita ciascun individuo può guadagnare a seconda dei cibi che porta a tavola. Ogni anno la cattiva alimentazione è responsabile di qualcosa come 11 milioni di morti e 255 milioni di anni di vita vissuti in condizioni di disabilità. Va da sé che imparando a mangiare bene si guadagna in aspettativa di vita. Il calcolatore – Food4HealthyLife calculator (https://food4healthylife.org/) – stima che per un ventenne che cambi alimentazione in modo radicale e duraturo nel tempo, aumentando i consumi di legumi e cereali integrali e riducendo quelli di carn...
  Cena subito prima di coricarsi? Attenzione alla glicemia   Cenare subito prima di andare a dormire la sera, quando i livelli di melatonina sono alti, disturba il controllo della glicemia, specialmente nelle persone che hanno una variante genetica del recettore della melatonina (il Mtnr1b), che è stato collegato a un rischio elevato di diabete di tipo 2. A dirlo è una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica  Diabetes Care  da un gruppo di lavoro del Massachusetts General Hospital, del Brigham and Women’s Hospital e della spagnola Università di Murcia. Allo studio hanno partecipato 845 persone. Gli studiosi hanno analizzato il codice genetico di ciascuna persona all’interno del gene del recettore della melatonina-1b (Mtnr1b) perché ricerche precedenti avevano collegato una sua variante con un rischio elevato di diabete di tipo 2. Il team ha scoperto che i livelli di melatonina nel sangue dei partecipanti erano 3,5 volte più alti dopo la cena fatta più a ridosso ...