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  Cena subito prima di coricarsi? Attenzione alla glicemia   Cenare subito prima di andare a dormire la sera, quando i livelli di melatonina sono alti, disturba il controllo della glicemia, specialmente nelle persone che hanno una variante genetica del recettore della melatonina (il Mtnr1b), che è stato collegato a un rischio elevato di diabete di tipo 2. A dirlo è una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica  Diabetes Care  da un gruppo di lavoro del Massachusetts General Hospital, del Brigham and Women’s Hospital e della spagnola Università di Murcia. Allo studio hanno partecipato 845 persone. Gli studiosi hanno analizzato il codice genetico di ciascuna persona all’interno del gene del recettore della melatonina-1b (Mtnr1b) perché ricerche precedenti avevano collegato una sua variante con un rischio elevato di diabete di tipo 2. Il team ha scoperto che i livelli di melatonina nel sangue dei partecipanti erano 3,5 volte più alti dopo la cena fatta più a ridosso ...
  Diabete di tipo 2: dieta con meno carboidrati e più grassi non aumenta rischio cardiovascolare   Una dieta a basso contenuto di carboidrati non ipocalorica ha effetti benefici significativi sul controllo glicemico e sulla composizione corporea, e non influisce negativamente sui fattori di rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete di tipo 2, secondo uno studio pubblicato su Diabetes, Obesity & Metabolism. I ricercatori hanno randomizzato pazienti con diabete di tipo 2 a seguire una dieta a basso contenuto di carboidrati non ipocalorica (n=49) o una dieta di controllo (n=22) per sei mesi. Hanno quindi valutato al basale e dopo tre e sei mesi parametri del sangue, antropometria, pressione sanguigna, l’attività fisica in base a dati dell’accelerometro e diari alimentari. La massa grassa totale e la massa magra sono state determinate mediante DXA-scan. Ebbene, il gruppo gestito con la dieta a basso contenuto di carboidrati ( NON ipocalorica ) ha effettivamente praticat...
Reazioni allergiche al cibo o dermatite atopica? Diagnosi differenziale accurata permette migliore gestione Da tempo si è capito che la dieta ha un’intricata associazione con la dermatite atopica, anche se molto rimane da chiarire. “La disfunzione della barriera cutanea, con disbiosi e conseguente compromissione della tolleranza immunitaria, è probabilmente alla base della patogenesi della dermatite atopica e delle allergie alimentari che a volte si presentano insieme alla dermatite”. Esiste una vasta gamma di possibili reazioni cutanee al cibo, che complicano la diagnosi e la comprensione delle allergie alimentari. Molti pazienti, genitori e medici sospettano erroneamente che la dieta sia causa dei sintomi della dermatite atopica e molti hanno provato diete di eliminazione. Ciò spesso porta a un’etichettatura imprecisa delle allergie alimentari, contribuendo a una pericolosa spirale di test inappropriati, rinvii e cambiamenti nella dieta. Gli esperti hanno visto che come effetto di tu...
  Più dolci e meno attività: è allarme Covibesity Negli Usa è raddoppiato l’incremento dell’indice di massa corporea rispetto al periodo pre-Covid mentre in Italia circa 4 bambini su 10 in Italia hanno modificato le proprie abitudini alimentari durante la pandemia. A lanciare l’allarme nei confronti della ‘Covibesity’, termine comparso in letteratura scientifica per descrivere l’aggravamento dei tassi di obesità dovuto al confinamento causato dal Covid è la Società Italiana di Pediatria (Sip) che lancia un appello a ripristinare sani stili di vita messi a dura prova in quasi due anni di pandemia. Secondo uno studio del CDC  (Centers for Disease Control and Prevention) Usa condotto su oltre 432 mila bambini e ragazzi tra 2 e 19 anni, il tasso di incremento dell’indice di massa corporea (che misura il rapporto tra peso e altezza) è raddoppiato rispetto al periodo pre-pandemico, mentre la percentuale di bambini e ragazzi obesi in un anno è passata dal 19,3% al 22,4%. E chi era gi...
Iperproteiche a breve termine e una dieta mediterranea ipocalorica: effetto sulla composizione corporea e sui marcatori ematici correlati alla salute nei giovani partecipanti in sovrappeso e sedentari   Lo scopo del presente studio è stato quello di confrontare gli effetti a breve termine di una dieta mediterranea ipocalorica e di due diete iperproteiche, con e senza supplementazione di proteine ​​del siero di latte, sulla composizione corporea, sul profilo lipidemico e sugli indici ematici di infiammazione e di danno muscolare in giovani partecipanti, sovrappeso e sedentari.    L'intervento è durato 6 settimane. La composizione corporea e gli indici biochimici sono stati valutati 1 settimana prima e al termine dell’intervento nutrizionale.  La massa corporea e grassa sono diminuite nei gruppi dieta mediterranea e iperproteica senza un calo significativo della massa magra osservata nel gruppo che ha fatto la dieta mediterranea.    Solamente la dieta meditte...
  Dieta mediterranea e pasta, regime per atleti e non solo   La dieta mediterranea, con la sua componente di carboidrati, è la regina dell’alimentazione per quanto riguarda gli atleti ma anche per la popolazione generale. Un piatto di pasta è irrinunciabile anche per coloro che vogliono perdere peso. “La dieta mediterranea è la dieta adatta per la popolazione generale e per lo sportivo. I carboidrati sono la benzina per chi fa sport, sono digeribili e facilitano il recupero dopo lo sforzo fisico, eppure un tempo la dieta della sportivo era quella del marine, che metteva al centro la carne. La rivoluzione, tutta italiana, della dieta mediterranea con il carboidrato è arrivata con Pietro Mennea e Klaus Dibiasi. Oggi la pasta non manca sulle tavole degli atleti come Michael Phelps, recordman di medaglie olimpiche, che mangiava 1 kg di pasta al giorno quando si allenava, mentre Roger Federer mangia sempre un piatto di spaghetti prima del match. Certo le dosi sono diverse da quelle...
  Il cioccolato, un toccasana al mattino e prima di addormentarsi Un piccolo studio indica che consumare cioccolato al latte prima di ogni altra cosa al mattino o alla fine della giornata potrebbe non produrre un aumento di peso, ma le tempistiche potrebbero influire su sonno, energia e microbiota. In uno studio di crossover randomizzato, 19 donne in post-menopausa con indice di massa corporea (IMC) nella norma hanno consumato 100 grammi di cioccolato al latte al giorno – al mattino o alla sera – per due settimane in ogni condizione e successivamente si sono astenute del tutto per altre due settimane. Quattordici giorni di assunzione di cioccolato non hanno prodotto un aumento di peso, ma le tempistiche di consumo hanno avuto effetti diversi sulla spesa energetica delle donne, sul loro appetito e sonno e sui microbi all’interno dell’intestino. Lo studio mostra che “se si consuma cioccolato al mattino, in una finestra temporale molto ristretta, e poi non se ne mangia più per il rest...